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Introduzione
L’alessitimia è una condizione psicologica complessa e spesso fraintesa, caratterizzata dalla marcata difficoltà di identificare, distinguere ed esprimere le proprie emozioni.
Il termine deriva dalle radici greche a- (mancanza), lèxis (parola) e thymía (anima o emozione), e può essere tradotto approssimativamente come “mancanza parola per le emozioni”.
Benché non sia classificata come diagnosi clinica formale nei principali manuali diagnostici, l’alessitimia ha ricevuto crescente attenzione in ambito clinico, psicologico e neuroscientifico sin dagli anni ’70.
Oggi, grazie anche al lavoro di ricercatori come la dottoressa Rebecca Ellis, dell’Università di Swansea, comprendiamo più a fondo i correlati neurofisiologici, le implicazioni sociali ed emotive e le possibili strategie di supporto destinate a chi ne soffre.
Sebbene le stime varino, si ritiene che l’alessitimia possa interessare circa il 10% della popolazione generale.
Tuttavia, in specifiche popolazioni cliniche o neurodivergenti, come le persone nello spettro autistico, la prevalenza può oscillare dal 33% al 66%. Questo incremento suggerisce un legame stretto tra l’alessitimia e altre condizioni, tra cui l’autismo, alcuni disturbi d’ansia e dell’umore, il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) e il disturbo disforico premestruale (PMDD).
Inoltre, l’alessitimia può essere congenita (presente fin dalla nascita) oppure acquisita a seguito di traumi emotivi o fisici.
Uno degli aspetti centrali dell’alessitimia è il suo impatto sul concetto di interocezione, vale a dire la capacità di percepire in maniera chiara, identificare e interpretare gli stati interni del proprio corpo.
Nelle persone alessitimiche, spesso si osserva un’interocezione ridotta, talvolta chiamata alessisomia, che rende difficile discriminare sensazioni come fame, sete, stanchezza, eccitazione o dolore. Tale mancanza di consapevolezza non coinvolge unicamente le emozioni in senso stretto, ma anche i segnali corporei, rendendo la regolazione emotiva e le interazioni sociali più complesse.
La ricercatrice Rebecca Ellis ha illustrato con chiarezza queste dinamiche, evidenziando come l’alessitimia non sia soltanto un problema di “parole per le emozioni” ma un meccanismo multifattoriale che coinvolge le funzioni neuropsicologiche, la percezione corporea, i processi cognitivi e i contesti relazionali.
Lo scopo di questo articolo è fornire una panoramica utile sia per chi ne soffre sia per chi desidera approfondire la comprensione di questa affascinante ma complessa condizione.
1. Etimologia, Definizione e Storia del Concetto di Alessitimia
Il termine “alessitimia” fu coniato negli anni ’70 per descrivere individui che presentavano un’estrema difficoltà a verbalizzare gli stati emotivi.
L’interesse per tale condizione è nato principalmente in ambito psicosomatico, quando alcuni ricercatori notarono che persone con certe patologie (specie di tipo cardiovascolare e gastrointestinale) mostravano uno scarso insight emotivo, ossia non riuscivano a “dare un nome” a ciò che sentivano a livello interiore.
1.1 Sviluppo degli Studi Storici
Dai primi studi in ambito psicosomatico, l’alessitimia è stata analizzata sotto diversi approcci:
- Psicodinamico: inizialmente si pensava che l’alessitimia fosse il risultato di conflitti inconsci, tali da impedire alla persona di riconoscere ed esprimere i propri vissuti emotivi.
- Cognitivo-comportamentale: successivamente, l’attenzione si è spostata sui deficit di elaborazione cognitiva delle emozioni, ponendo l’accento sulla scarsa capacità di categorizzare e verbalizzare le sensazioni interne.
- Neuroscientifico: gli studi più recenti indagano le basi neurobiologiche, con il coinvolgimento di aree come l’insula (associata all’interocezione), l’amigdala e la corteccia prefrontale, fondamentali per la regolazione e il riconoscimento emotivo.
1.2 Il Ruolo di Ricercatori Pionieri
Oltre ai nomi dei primi ricercatori in campo psicosomatico (come John Nemiah, Peter Sifneos e Mardi Horowitz), è importante ricordare l’apporto contemporaneo di figure come Rebecca Ellis, ricercatrice associata in sanità pubblica presso l’Università di Swansea. I suoi articoli hanno evidenziato la stretta correlazione tra alessitimia e ridotta interocezione, sottolineando la natura sfaccettata di questo costrutto.
2. Prevalenza ed Epidemiologia
Non esiste un consenso unanime sulla percentuale precisa di persone alessitimiche, anche a causa delle diverse modalità di valutazione.
Nonostante ciò emerge in letteratura un valore medio intorno al 10% della popolazione generale. Questo significa che, su dieci persone, una potrebbe incontrare una serie di difficoltà significative nel dare nome alle proprie emozioni.
Tuttavia, la prevalenza può aumentare considerevolmente in alcuni sottogruppi, come:
- Persone nello spettro autistico: le stime variano dal 33% al 66%. Tale correlazione suggerisce che l’alessitimia e l’autismo possano condividere alcuni meccanismi neurobiologici, come le atipie nella connettività cerebrale che regola empatia, interocezione e regolazione emotiva.
- Condizioni psichiatriche: disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), disturbo disforico premestruale (PMDD), disturbo da stress post-traumatico (PTSD), ansia e depressione sono condizioni dove l’incidenza dell’alessitimia risulta più alta rispetto alla popolazione generale.
- Trauma e stress cronico: varie ricerche suggeriscono che situazioni di prolungato stress, traumi infantili o traumi nell’età adulta possono facilitare lo sviluppo di forme di alessitimia “secondaria” o acquisita.
Secondo le fonti fornite e la letteratura correlata, il fenomeno è tutt’altro che trascurabile. L’impatto sulla vita quotidiana e sulle relazioni può essere notevole, rendendo l’informazione, la sensibilizzazione e l’approfondimento su questo tema estremamente rilevanti per il benessere individuale e sociale.
3. Caratteristiche Distintive dell’Alessitimia
La definizione di alessitimia incentrata sulle difficoltà di identificazione ed espressione emotiva rischia di semplificare troppo un quadro che è in realtà molto più articolato.
Qui di seguito, analizziamo alcune caratteristiche distintive che emergono spesso nelle persone con alessitimia.
3.1 Difficoltà nell’Identificazione delle Emozioni
Una delle manifestazioni più evidenti è l’impossibilità di dare un nome a ciò che si prova. Per esempio, un individuo alessitimico potrebbe:
- sentirsi agitato senza riuscire a riconoscere se si tratti di rabbia, ansia o tristezza.
- confondere sensazioni fisiche (come un nodo allo stomaco) con stati emotivi specifici (ad esempio, paura o eccitazione).
3.2 Difficoltà nel Distinguere le Emozioni
Non soltanto risulta arduo dare un nome alle emozioni, ma può diventare complicato differenziarle con chiarezza. Ciò può tradursi in vissuti emotivi “sfumati” o poco definiti, dove viene percepita una sorta di tensione interiore, ma non si riesce a categorizzarla come gioia, rabbia, frustrazione, sollievo o altre emozioni specifiche.
3.3 Limitata Capacità di Espressione Verbale
L’alessitimia è associata anche a una marcata povertà del linguaggio emotivo. A differenza di molte persone che usano una ricca gamma di parole per descrivere ciò che sentono, chi è alessitimico tende a usare espressioni generiche, come “Sto bene” o “Sto male”, senza ulteriori specificazioni.
3.4 Stile di Pensiero Orientato all’Esterno
Un altro punto spesso riportato è la tendenza a concentrarsi sugli eventi esterni anziché sui processi interiori. Questo stile di pensiero orientato all’esterno (externally oriented thinking) fa sì che la persona presti poca attenzione ai segnali emotivi interni e possa “capire” di avere provato determinate emozioni soltanto a posteriori, attraverso deduzioni basate su segnali ambientali o reazioni altrui.
3.5 Ridotta Capacità Immaginativa
Alcuni studi hanno rilevato che le persone con alessitimia possono avere un’immaginazione emotiva ridotta, faticando a rappresentare mentalmente scenari emotivi complessi. La fantasia e l’immersione nelle storie emotive potrebbero risultare meno vivide o presenti.
4. L’Interocezione e il Concetto di Alessisomia
Uno degli aspetti più innovativi nello studio dell’alessitimia è la sua correlazione con l’interocezione, ossia la capacità di percepire e interpretare i propri stati interni, come fame, sete, stanchezza o dolore. Quando questa abilità è compromessa, si parla di alessisomia.
4.1 Definizione di Interocezione
L’interocezione è la consapevolezza sensoriale del proprio ambiente interno.
È ciò che ci permette di dire “Ho fame” perché percepiamo il brontolio dello stomaco, oppure “Sono stanco” perché avvertiamo un calo di energie. Nell’alessitimia, questo meccanismo può risultare compromesso, creando un divario tra le reali condizioni fisiologiche e la percezione consapevole di tali condizioni.
4.2 Alessisomia: Quando Mancano le Parole per le Sensazioni Fisiche
Nell’alessisomia, la difficoltà non riguarda soltanto le emozioni, ma anche le sensazioni corporee di base.
Le persone potrebbero non accorgersi di essere affamate se non quando la fame diventa acuta, o di avere mal di testa fino a quando il dolore diventa insopportabile. Questa incapacità di sintonizzarsi con i segnali corporei può estendersi in modo naturale anche all’elaborazione delle emozioni, poiché le emozioni stesse hanno una componente corporea (somatica).
4.3 L’Influenza sull’Equilibrio Emotivo
L’incapacità di riconoscere i segnali corporei di attivazione emotiva, come l’accelerazione del battito cardiaco, la tensione muscolare, la sudorazione, può rendere più difficile la regolazione emotiva.
Per regolare un’emozione, dobbiamo prima accorgerci che esiste e capire di quale emozione si tratta; se i segnali interni non sono percepiti correttamente, il risultato può essere un improvviso “crollo” emotivo che prende la persona alla sprovvista.
5. Alessitimia e Autismo
Uno degli ambiti di ricerca che ha messo in luce l’importanza dell’alessitimia è quello relativo ai disturbi dello spettro autistico (ASD).
Non è corretto affermare che tutte le persone autistiche siano alessitimiche, ma è vero che la probabilità di alessitimia è considerevolmente più elevata in questo gruppo rispetto alla popolazione generale.
5.1 Differenze e Sovrapposizioni
- Autismo: coinvolge un insieme di caratteristiche che includono difficoltà di comunicazione sociale e interazione, interessi ristretti e comportamenti ripetitivi, possibili differenze sensoriali e approcci cognitivi unici.
- Alessitimia: riguarda la sfera emotiva, la consapevolezza interna e la verbalizzazione delle emozioni.
Non tutte le persone autistiche hanno difficoltà a esprimere le emozioni; alcune mostrano un’emotività molto profonda e intensa.
Tuttavia, un’alta incidenza di alessitimia all’interno di questa popolazione suggerisce che in molti casi ci sia un nesso tra i due fenomeni. Ricerche neuroscientifiche ipotizzano che alcune differenze di connettività cerebrale, e di funzionamento di aree preposte alla percezione somatica e affettiva, possano spiegare questa sovrapposizione.
5.2 Le Implicazioni per la Vita Quotidiana
Le persone autistiche che presentano anche alessitimia potrebbero:
- Faticare a riconoscere o prevedere un sovraccarico sensoriale (meltdown) perché non percepiscono i segnali premonitori di stress.
- Incontrare difficoltà nelle relazioni sociali, non solo a causa delle differenze di comunicazione tipiche dell’autismo, ma anche per l’ulteriore complicazione di non riuscire a interpretare i propri stati emotivi e quelli altrui.
- Reagire con apparente indifferenza a situazioni di forte impatto emotivo (ad esempio, una brutta notizia, un evento doloroso o, al contrario, un momento di festa).
6. Altre Comorbilità: DOC, PMDD, PTSD, Ansia e Depressione
L’alessitimia mostra un’alta comorbilità con vari disturbi psicopatologici. Tra i più rilevanti:
- Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): le persone con DOC possono concentrarsi in maniera ossessiva su pensieri o rituali esterni, trascurando l’elaborazione dei propri stati emotivi interni.
- Disturbo Disforico Premestruale (PMDD): si tratta di una forma grave di sindrome premestruale, che comporta fluttuazioni emotive intense. La difficoltà a identificare le proprie emozioni può aggravare il disagio percepito.
- Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD): in chi ha vissuto esperienze traumatiche, spesso si manifesta un “distacco” dalle proprie emozioni come forma di difesa. Nel tempo, questo meccanismo può cronicizzarsi in forme di alessitimia.
- Ansia e Depressione: persone che già faticano a gestire ansia e sintomi depressivi potrebbero avere ulteriori difficoltà a riconoscere in modo chiaro ciò che avvertono a livello emotivo.
- Trauma: il trauma può essere all’origine di un’alessitimia acquisita, poiché l’individuo, per proteggersi dal dolore, “scollega” la propria consapevolezza emotiva.
In tutti questi casi, l’alessitimia può peggiorare il quadro generale, rendendo più complessa la diagnosi e l’approccio terapeutico. Tuttavia, un intervento mirato a migliorare la consapevolezza e l’espressione emotiva può portare benefici significativi a queste persone, riducendo l’impatto negativo dei sintomi correlati.
7. Come l’Alessitimia Influenza la Vita Quotidiana
L’alessitimia non è semplicemente un fenomeno astratto o limitato all’area clinica; le sue ripercussioni toccano la sfera relazionale, lavorativa e sociale della persona.
7.1 Comunicazione e Relazioni Interpersonali
- Incomprensioni: quando un individuo non riesce a esprimere chiaramente i propri stati d’animo, gli altri potrebbero interpretarne erroneamente i comportamenti.
- Frustrazione reciproca: i partner, i familiari o gli amici possono percepire freddezza o distanza emotiva, mentre la persona alessitimica si sente fraintesa o sotto pressione.
- Difficoltà nel supportare gli altri: se è complesso cogliere e definire i propri vissuti emotivi, può esserlo ancor di più entrare in empatia con gli stati emotivi altrui.
7.2 Salute Mentale
- Soppressione emotiva: nel lungo termine, non riconoscere le proprie emozioni può portare a livelli elevati di stress e a un peggioramento di ansia o depressione.
- Calo dell’autostima: la difficoltà a esprimersi adeguatamente può minare la fiducia in se stessi e generare la sensazione di essere “sbagliati” o “diversi”.
7.3 Scelta di Carriera e Ambiente Lavorativo
- Comunicazione sul luogo di lavoro: in mansioni che richiedono empatia e comprensione delle dinamiche emotive (ad esempio, professioni di aiuto), l’alessitimia può costituire un ostacolo.
- Stress lavorativo: la scarsa consapevolezza delle proprie tensioni emotive può portare a burnout o disagio psicofisico, poiché la persona non si accorge dei segnali precoci di stress e non attua strategie di coping tempestive.
7.4 Gestione dei Conflitti
- Conflitti irrisolti: la mancanza di comunicazione emotiva adeguata rende più difficile la risoluzione dei conflitti, sia in ambito privato che professionale.
- Rinuncia: talvolta, la persona alessitimica può evitare situazioni di confronto aperto, non riuscendo a verbalizzare con chiarezza i propri sentimenti di disagio, rabbia o insoddisfazione.
8. L’Impatto sulla Regolazione Emotiva
Uno dei problemi più importanti per le persone alessitimiche riguarda la regolazione emotiva. Per regolare un’emozione, infatti, bisogna prima notarla, riconoscerla come tale, etichettarla e poi scegliere come gestirla. Se manca il riconoscimento iniziale o si fatica a etichettare ciò che si prova, il processo di regolazione può risultare notevolmente compromesso.
8.1 Difficoltà nella Fase di Riconoscimento
- Segnali fisici: tachicardia, sudorazione, tensione muscolare possono passare inosservati o venire attribuiti a cause esterne (ad esempio, “Fa caldo in questa stanza” anziché “Sono in ansia”).
- Segnali mentali: l’incapacità di connettere i pensieri emotivi al proprio stato interno compromette l’interpretazione corretta del disagio.
8.2 Strategie di Coping Disfunzionali
La mancanza di consapevolezza può indurre a compensare il disagio con strategie disfunzionali:
- Eccesso di cibo, alcool o sostanze: per “spegnere” un’emozione non identificata, ci si rifugia in abitudini nocive.
- Evita l’autoconsapevolezza: la persona tende a distrarsi continuamente, con il rischio di non risolvere i conflitti emotivi alla base.
- Reazioni esplosive: se il disagio si accumula, può manifestarsi all’improvviso in scoppi di rabbia o crisi di pianto apparentemente immotivate.
8.3 Possibile Evoluzione in Psicosomatica
Non essendo elaborate a livello cosciente, le emozioni possono trovare altre vie di espressione, talvolta attraverso sintomi fisici (es. emicranie, dolori addominali, disturbi gastrointestinali o cutanei). Molte ricerche in ambito psicosomatico suggeriscono che uno scarso contatto con la propria vita emotiva possa favorire l’insorgere di disturbi a matrice psicosomatica.
9. Strumenti e Metodi di Valutazione
La ricerca sull’alessitimia si è arricchita nel tempo di diversi strumenti di valutazione. Uno dei più noti è il Toronto Alexithymia Scale (TAS-20), un questionario self-report che misura tre dimensioni principali:
difficoltà a identificare i sentimenti,
difficoltà a descrivere i sentimenti e
stile di pensiero orientato all’esterno.
Altri strumenti includono interviste cliniche strutturate e misure di interocezione (ad esempio, protocolli sperimentali dove si chiede alla persona di valutare il proprio battito cardiaco).
Validità e Limiti dei Test
- Questionari self-report: possono essere influenzati dalla scarsa consapevolezza della persona rispetto al proprio stato. Se un individuo non sa di avere difficoltà emotive, potrebbe sottostimare il problema.
- Osservazioni cliniche: la collaborazione di uno specialista è preziosa per distinguere l’alessitimia da altre condizioni (es. anedonia, cioè la mancanza di piacere, o il mutismo selettivo).
- Misure fisiologiche: la valutazione della risposta fisiologica (variazioni del battito cardiaco, sudorazione, attività cerebrale) durante l’esposizione a stimoli emotivi può fornire informazioni oggettive sui processi interni.
10. Percorsi di Intervento e Possibilità di Miglioramento
Nonostante l’alessitimia non sia attualmente classificata come “disturbo” vero e proprio, molte persone traggono beneficio da percorsi di supporto psicologico e psicoeducativo volti a migliorare la consapevolezza emotiva e le capacità di espressione. Alcune strategie e approcci includono:
Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT)
La CBT può aiutare i pazienti a:
- riconoscere i pattern di pensiero orientati all’esterno,
- collegare le sensazioni corporee alle emozioni specifiche,
- sviluppare gradualmente un vocabolario emotivo.
Terapia Focalizzata sulle Emozioni (EFT)
Questa forma di psicoterapia, centrata sulla comprensione e la regolazione delle emozioni, può essere particolarmente utile. Prevede esercizi esperienziali per favorire la connessione con i segnali del corpo e dare un nome a ciò che si prova.
Mindfulness e Tecniche di Consapevolezza Corporea
Le pratiche meditative e i protocolli di mindfulness (ad esempio, MBSR Mindfulness-Based Stress Reduction) aiutano a focalizzare l’attenzione sul momento presente e sulle sensazioni corporee, facilitando lo sviluppo dell’interocezione.
Psicoeducazione
Informare la persona (e possibilmente i suoi familiari e amici) su cos’è l’alessitimia, come si manifesta e come si può intervenire è un passo cruciale. Spesso, una migliore comprensione porta a ridurre la stigmatizzazione e a favorire il dialogo.
Approcci Espressivi e Creativi
Attività artistiche, scrittura espressiva, movimento corporeo (danza, yoga) possono fornire canali alternativi per esprimere ciò che non si riesce a verbalizzare in modo convenzionale.
11. Come Sviluppare la Consapevolezza Emotiva: Strategie Pratiche
Le strategie qui elencate, pur essendo di carattere generale, trovano un’applicazione particolarmente efficace in chi desidera migliorare la propria capacità di riconoscere e gestire le emozioni, inclusi gli individui con alessitimia.
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Tenere un Diario Emotivo:
- annotare quotidianamente gli eventi principali e le possibili emozioni connesse.
- cercare di usare parole specifiche (felice, triste, frustrato, sollevato, ansioso).
- nel tempo, questo esercizio aiuta a creare un collegamento più chiaro tra situazioni, sensazioni corporee ed emozioni.
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Scansione Corporea:
- praticare la body scan, magari seguendo una traccia audio guidata, focalizzandosi dalla testa ai piedi
- riconoscere tensioni o sensazioni particolari in diverse aree del corpo.
- accettarle senza giudicarle, ma provando ad associare un eventuale stato emotivo (ansia, serenità, irritazione).
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Classificare le Emozioni:
- usare una ruota delle emozioni (come la “Emotion Wheel” di Robert Plutchik) per distinguere varie sfumature emotive
- iniziare con differenze basilari (gioia, tristezza, paura, rabbia, disgusto, sorpresa) e poi affinare il livello di dettaglio.
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Tecniche di Rilassamento:
- respirazione profonda, rilassamento muscolare progressivo, yoga e meditazione aiutano a calmare la mente, permettendo di osservare con maggiore chiarezza i segnali interni.
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Condivisione Guidata:
- parlare con un terapista, un counselor o una persona di fiducia che aiuti a riflettere su ciò che si prova
- ricevere feedback esterni su come i propri comportamenti o reazioni possono essere interpretati dagli altri.
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Ristrutturazione Cognitiva:
- lavorare con un professionista per identificare credenze disfunzionali (“Non ho emozioni” o “Le emozioni sono inutili”) e sostituirle con pensieri più costruttivi e realistici
- imparare che tutti provano emozioni, ma a volte si fatica a riconoscerle o a verbalizzarle.
12. Esperienze e Testimonianze
Molte persone con alessitimia raccontano di aver vissuto a lungo senza essere stati consapevoli delle proprie difficoltà emotive. Alcune riportano un vago senso di “anestesia emotiva”, mentre altre descrivono un costante stato di confusione, come se avessero una nebbia interna che impedisce di distinguere un’emozione dall’altra.
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Marco, 35 anni (nome di fantasia): “Ho scoperto di avere l’alessitimia dopo diverse sedute di psicoterapia. Mi ero sempre sentito diverso, come se fossi fuori posto nelle conversazioni emotive. La gente si aspettava da me reazioni che non riuscivo a dare. Ora, sto facendo esercizi di body scan e di scrittura di un diario. Sto imparando a distinguere quando sono arrabbiato da quando sono triste—e questo mi sta aiutando molto nelle relazioni, specialmente con la mia compagna.”
-
Lucia, 28 anni: “Sono autistica, e ho sempre avuto problemi a capire i miei stessi stati d’animo. Ogni tanto mi sentivo ‘male’, ma non sapevo dire se fosse paura, rabbia, preoccupazione. Grazie alla mia psicologa, sto imparando a fermarmi e a notare i miei pensieri e i segnali fisici. Non è facile, ma quando riesco a dare un nome a ciò che sento, mi sembra di avere più controllo sulla situazione.”
-
Giovanni, 50 anni: “Ho iniziato a bere troppo in un periodo di forte stress lavorativo. Mi sembrava l’unico modo per calmare una strana agitazione che non sapevo spiegare. Poi ho letto di alessitimia e mi sono ritrovato: non ero in contatto con le mie emozioni, non capivo la rabbia e la frustrazione che provavo. Ora ho intrapreso un percorso terapeutico e sto imparando strategie più sane per gestire le mie tensioni.”
Queste testimonianze evidenziano come l’alessitimia non significhi “assenza di emozioni”, bensì difficoltà a riconoscerle e a esprimerle.
La distinzione è cruciale: molto spesso, le emozioni esistono e possono essere anche intense, ma rimangono in una sfera confusa, non elaborata e non verbalizzata.
13. Possibili Origini e Meccanismi Neurobiologici
Molti studiosi concordano sul fatto che l’alessitimia possa avere basi sia genetiche sia ambientali.
Ecco alcune ipotesi:
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Fattori Genetici e Sviluppo Neurale
- La predisposizione genetica potrebbe influire sullo sviluppo di aree cerebrali legate all’elaborazione emotiva, come l’insula anteriore, responsabile di integrare segnali viscerali con i processi cognitivi.
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Traumi Infanzia e Attaccamento
- Una relazione di attaccamento insicuro o traumatico con le figure genitoriali può ostacolare il normale sviluppo di competenze emotive.
- L’esposizione a stress severi in età precoce potrebbe indurre strategie di difesa che riducono l’accesso consapevole alle emozioni.
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Ipotesi Psicosomatica
- Nei primi studi sull’alessitimia, si ipotizzava un collegamento con disturbi psicosomatici (es. ulcere, ipertensione, disturbi gastrointestinali). Invece di “sentire” l’emozione, la persona la esprime attraverso sintomi fisici.
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Neuroinfiammazione e Plasticità Cerebrale
- Alcune ricerche moderne suggeriscono che condizioni infiammatorie o disfunzioni a carico del sistema nervoso centrale possano alterare la connettività tra aree deputate all’elaborazione emotiva e quelle responsabili dell’integrazione somatica.
In realtà, l’alessitimia è probabilmente il risultato di un insieme di fattori, con un ruolo specifico ma variabile di ciascuna componente (genetica, traumatica, neurobiologica, ambientale) da individuo a individuo.
14. Alessitimia Congenita vs. Acquisita
Come sottolineato da diversi studiosi, compresa la dottoressa Ellis:
- Alessitimia Congenita: presente fin dalla nascita, con una componente neurobiologica forte, spesso associata a condizioni come l’autismo.
- Alessitimia Acquisita: insorge in seguito a lesioni cerebrali (ad esempio, danni a regioni come l’insula o la corteccia prefrontale) oppure a traumi psicologici. Nel caso dei traumi psicologici, l’alessitimia può essere vista come un meccanismo di difesa che, se protratto, diventa un tratto stabile della personalità.
15. Impatto Sociale: Reazioni e Pregiudizi
La società tende a valorizzare l’espressione e la comprensione delle emozioni (si pensi al ruolo centrale delle competenze emotivo-relazionali nel lavoro di squadra, nei rapporti familiari e nelle interazioni sociali).
Chi fatica a riconoscere e a comunicare i propri sentimenti può quindi essere giudicato negativamente: “È freddo”, “Non gli importa nulla di ciò che succede”, “È egoista”.
Stereotipi di Genere
Un altro aspetto di rilievo è la percezione errata che solo gli uomini possano essere “poco emotivi”. In realtà, l’alessitimia non ha un unico genere di riferimento: anche se alcuni studi suggeriscono una leggera prevalenza maschile, probabilmente dovuta a influenze socio-culturali (minore incoraggiamento all’espressione dei sentimenti durante l’infanzia maschile), molte donne presentano alessitimia, a volte mascherata da comportamenti socialmente più accettati.
Difficoltà sul Lavoro
In ambienti di lavoro dove sono richieste capacità di leadership empatica, negoziazione emotiva o sostegno psicologico (pensiamo a professioni di aiuto, come insegnanti, educatori, infermieri, assistenti sociali), l’alessitimia può costituire un limite significativo se non è gestita con adeguate strategie.
16. Differenze Culturali nell’Espressione Emotiva
È importante sottolineare che le modalità di espressione emotiva variano notevolmente tra le culture. Ci sono contesti sociali o culturali in cui l’espressione emotiva è particolarmente inibita o, al contrario, ampiamente incoraggiata.
Questo può influenzare la percezione o l’autoriconoscimento di un eventuale quadro alessitimico.
- Culture Collettiviste: in alcune culture asiatiche, ad esempio, l’espressione di forti emozioni negative è spesso considerata malvista, perché potrebbe destabilizzare l’armonia del gruppo. Una persona che cresce in questi contesti potrebbe apparire “alessitimica” se valutata con parametri occidentali, ma in realtà si tratta di una strategia comunicativa culturalmente appresa.
- Culture Individualiste: in Occidente, dove è frequente il ricorso a espressioni emotive personali, l’alessitimia potrebbe emergere in modo più lampante e venire giudicata come “stranezza” o “distacco”.
17. Supporto ai Familiari e ai Caregiver
Quando un membro della famiglia è alessitimico, l’intero nucleo ne risente. È importante che anche i caregiver (partner, genitori, figli) vengano informati e, se necessario, supportati a loro volta.
Importanza della Psicoeducazione
Spiegare in termini semplici che cos’è l’alessitimia e come funziona aiuta a ridurre le tensioni e i malintesi. I familiari possono comprendere che la persona non è “insensibile” o “disinteressata”, ma ha un deficit nella percezione e nell’elaborazione emotiva.
Strategie Comunicative
- Usare un linguaggio più chiaro e descrittivo: invece di chiedere “Come ti senti?”, può essere più utile dire “Mi sembri agitato: senti la pancia contratta o un nodo alla gola? Pensi che sia ansia o rabbia?”
- Sfruttare la comunicazione non verbale: mantenere un atteggiamento accogliente, usare un tono di voce calmo e rispettoso, porre domande aperte ma non invasive.
Rispettare i Tempi e gli Spazi
Le persone alessitimiche possono avere bisogno di tempi di elaborazione più lunghi per capire cosa provano. Pressarle o incalzare con domande rischia di peggiorare il loro senso di confusione o disagio.
18. Falsi Miti Sull’Alessitimia
Mito n. 1: “Chi è alessitimico non prova emozioni.”
- Realtà: Le emozioni ci sono, ma manca la capacità di riconoscerle o descriverle.
Mito n. 2: “È soltanto una mancanza di vocabolario emotivo.”
- Realtà: Sebbene il vocabolario ridotto sia un aspetto, l’alessitimia affonda le radici anche in deficit di percezione corporea e in stili di pensiero specifici.
Mito n. 3: “Se volessi, potresti spiegare cosa senti.”
- Realtà: Non si tratta di una mancanza di volontà; è un limite oggettivo, spesso di origine neurobiologica o psicosociale.
Mito n. 4: “Alessitimia e Autismo sono la stessa cosa.”
- Realtà: Sebbene siano condizioni correlate, non tutte le persone autistiche hanno alessitimia, né tutte le persone alessitimiche sono autistiche.
19. Ricerche Emergenti e Prospettive Future
La comprensione dell’alessitimia è in continua evoluzione. Tra gli ambiti di ricerca più promettenti:
- Neuroimaging: l’utilizzo di risonanza magnetica funzionale (fMRI) e di altri metodi di imaging cerebrale sta aiutando a mappare le reti neurali coinvolte nell’elaborazione emotiva e nella percezione interocettiva.
- Interventi Digitali e App: la telemedicina e lo sviluppo di applicazioni di e-mental health potrebbero fornire un supporto continuo alla consapevolezza emotiva, con esercizi guidati e feedback personalizzati.
- Formazione e Sensibilizzazione: la crescente attenzione su empatia e competenze emotive a livello aziendale e scolastico potrebbe favorire l’emersione dell’alessitimia in contesti finora trascurati, aprendo la strada a interventi precoci.
- Connessioni con il Microbiota Intestinale: ricerche pionieristiche stanno indagando il “secondo cervello” (il sistema enterico), alla ricerca di correlazioni tra flora batterica, stati infiammatori e funzioni emotive/cognitive. Anche se preliminare, si ipotizza che squilibri gastrointestinali possano influenzare la percezione corporea e, di conseguenza, la consapevolezza emotiva.
20. Conclusioni
L’alessitimia è una condizione complessa che merita attenzione, ricerca e un approccio integrato di sostegno. Non è soltanto una “mancanza di parole per le emozioni” ma un fenomeno che coinvolge:
- Sfera cognitiva (difficoltà a categorizzare e descrivere gli stati emotivi).
- Sfera corporea (ridotta interocezione e alessisomia).
- Sfera relazionale (incomprensioni con gli altri, difficoltà a empatizzare).
- Sfera di regolazione emotiva (difficoltà a gestire e anticipare lo stress emotivo).
Grazie al lavoro di ricercatori come Rebecca Ellis e di tanti altri professionisti, abbiamo oggi a disposizione conoscenze più dettagliate sull’alessitimia, i suoi correlati neurobiologici e le strategie di intervento.
Le testimonianze di chi vive con questa condizione e i percorsi terapeutici descritti dimostrano che, sebbene l’alessitimia possa rappresentare una sfida, esistono tecniche e strumenti per imparare a riconoscere gradualmente i segnali del corpo, attribuire un significato alle emozioni e integrarle in maniera più funzionale nella vita quotidiana.
Per molte persone, scoprire di essere alessitimiche significa dare un nome a una difficoltà di lunga data, e questo può aprire la strada alla comprensione, all’autocompassione e, in ultima analisi, a un miglior benessere psicologico. È un percorso che può richiedere tempo, pazienza e, spesso, l’aiuto di figure specializzate. Tuttavia, i risultati raggiunti in termini di riduzione del disagio, miglioramento delle relazioni interpersonali e maggiore padronanza di sé possono essere estremamente significativi.
Riflessione Finale
Se sei arrivato fin qui, è probabile che l’argomento ti stia particolarmente a cuore, perché magari cerchi informazioni per te stesso, per un familiare, un amico o un paziente.
Sappi che l’alessitimia non è un marchio di incapacità o di insensibilità; è piuttosto un indicatore di una sfida specifica nel contattare e nell’articolare la propria dimensione emotiva.
Come molte altre sfide nella vita, esistono approcci e strategie per affrontarla in modo costruttivo, sia a livello individuale che con il supporto di professionisti qualificati.
Investire in consapevolezza emotiva, infatti, non migliora soltanto la capacità di autoregolazione e la qualità delle relazioni, ma arricchisce la vita in maniera globale, permettendo di dare senso e significato alle esperienze, anche a quelle che inizialmente sembrano soltanto confuse sensazioni “senza nome”.
Il viaggio verso la comprensione delle “emozioni nascoste” può essere lungo e richiedere pazienza, ma i frutti che ne derivano, una maggiore serenità interiore, relazioni più autentiche e la sensazione di vivere in sintonia con se stessi, ripagano ampiamente gli sforzi compiuti.
Dott.ssa Bonaldo Moira
Biologa e Cosmetologa
Founder di Hevoluta